Don Gabriele

Quando entri in contatto con un altro popolo incontri ricchezze profonde, ma anche tante povertà e molti limiti. Due aspetti mi hanno colpito del Mozambico: la dimensione del tempo ed il ritmo, la danza. Nel villaggio si respira un clima particolare nel rapporto con il tempo; ho sentito un giorno un uomo che diceva: ”Il nostro orologio è la vita”. Queste parole mi hanno colpito perché io per primo, che mi sento schiavo del tempo e spesso ne sono protagonista, vorrei che le cose andassero come desidero e secondo il tempo che io decido. In Mozambico ho avuto modo di capire che non devo cambiare le cose che vivo, ma sono io a dover cambiare rispetto a loro.
Il secondo aspetto che mi ha colpito riguarda il ritmo. Lì ho percepito come anche il dolore non ferma la danza, la morte e la sofferenza non arrestano la vita, che scorre, va avanti e soprattutto è più forte. In Mozambico il dolore e la morte non sono l’ultima parola, lo sono la danza e la vita, questo perché è molto forte il contatto con l’invisibile, che c’è ed è reale. Credo che questo dia loro molta speranza.
Spero che il nostro viaggio in Mozambico arricchisca la comunità di questi due aspetti: un tempo in cui si accoglie e si è meno protagonisti, e una danza della vita, perché ce n’è un’altra invisibile molto più forte di quella visibile.