Cecilia

Da quando sono diventata mamma per la prima volta, ogni bambino che incontro è come se fosse mio figlio. In Africa si incontrano tanti bellissimi bambini, che ti sorridono, assolutamente indipendenti fin da piccoli, che vivono in case senza pavimento, in strade piene di polvere, che penetra nei loro piccoli polmoni, senza il rispetto delle più elementari norme igieniche, soggetti alle più disparate malattie della pelle, che ciclicamente si trasmettono in famiglia, ai fratelli e anche ai genitori.

Le donne lavano tutti i giorni, stendono bucati coloratissimi al sole, ma l’acqua del fiume è inquinata e mentre sbattono energicamente sui sassi i panni bagnati e le loro figlie più grandi accudiscono gli ultimi nati (che di solito tengono legati sulla schiena), i bambini più grandi, tolti i vestiti, si tuffano con grande destrezza dal ponte, imitati dai fratellini più piccoli, e sguazzano nell’acqua di un colore marrone rossiccio per poi rivestirsi rapidamente e continuare la passeggiata con noi.

Spesso si incontrano bambine o bambini che trasportano carriole più grandi di loro, contenenti grosse taniche piene d’acqua, oppure che aiutano le donne a vendere i prodotti dei campi al mercato: sotto una tettoia di canne dispongono i pomodori  o i fagiolini in pochi mucchietti a forma di piramide su piatti-scodelle di plastica colorata.

Nei giorni di scuola poco dopo l’alba un camion per il trasporto di merci, in cui sono state caricate delle panche, raccoglie i bambini delle zone più lontane per portarli all’escolinha di Baka Baka, è un servizio fondamentale per garantire una frequenza regolare. I bambini infreddoliti con un cappellino di lana in testa, una felpa, se va bene, e le infradito aspettano ai crocicchi l’arrivo del “pulmino”.  Dentro al camion suor Floriana li sistema ordinatamente sulle panche e cerca di farli stare seduti per evitare incidenti, dato il fondo stradale così dissestato.  I bambini cantano allegri, alcuni gridano, i più vivaci perdono l’equilibrio alla prima frenata, ma raramente piangono. All’arrivo aiutiamo i bambini a scendere. Hanno le manine gelate e il naso gocciolante.

Ogni sabato presso l’escolinha della missione, di fronte alla chiesa, un infermiere riceve i bambini per una visita. Alla “Consulta” vengono accompagnati da un genitore, quasi sempre la mamma, e sono ammessi anche i fratellini. Suor Johanna con il suo fare energico e nello stesso tempo rassicurante, con il rasoio elettrico taglia i capelli  e applica i primi trattamenti contro la tigna ai bambini che ne sono affetti. La aiuto, perché sono in tanti e perché mi sento un po’ la loro mamma.